La rigenerazione secondo Slow Food

15 Giugno 2022

Al centro di Terra Madre Salone del Gusto 2022 c’è la rigenerazione. Un tema ampio e trasversale, che Slow Food affronta da diversi punti di vista. Dalla produzione al consumo di cibo, passando per la distribuzione e focalizzandosi sulle conseguenze ambientali, energetiche, sociali, economiche e politiche delle scelte individuali e collettive. Nei cinque giorni di evento si sviluppa un dialogo basato sull’approccio olistico al tema dell’alimentazione, superando le barriere e i confini disegnati sulle mappe geografiche e scommettendo sulla conoscenza e sulle buone pratiche delle Comunità di Slow Food presenti in tutto il mondo.

Terra Madre Salone del Gusto 2022, a Parco Dora, Torino, dal 22 al 26 settembre, è il luogo dove mettere in condivisione questo prezioso bagaglio di cultura e stimolare il cambiamento. Un cambiamento che passa attraverso la rigenerazione dei sistemi alimentari, come sottolineano Barbara Nappini e Serena Milano, rispettivamente presidente e direttrice di Slow Food Italia.

Rigenerare significa ritrovare il proprio posto nel mondo

«Educazione non è solo uno dei tre pilastri della nostra azione politica attuale e futura, ma uno dei presupposti della rigenerazione di cui parliamo a Terra Madre Salone del Gusto 2022 – afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia –. Si tratta di una sorta di ri-educazione che ci consegni quella consapevolezza, umile e integra, necessaria a ritrovare il nostro posto nel mondo e nella natura alla quale apparteniamo. Oggi come mai prima, l’educazione rigenerativa che Slow Food promuove richiede di riflettere sull’interconnessione col vivente tutto, di comprendere le nostre azioni e le loro conseguenze, di uscire dalla logica estrattiva dell’abuso per fare finalmente ingresso in una dimensione di rispetto ecosistemico. Quella di Slow Food è un’educazione che, a partire dal cibo, ci ridona la libertà: di scegliere, di autodeterminare noi stessi e le nostre politiche su produzione e consumo, di sentirci con pienezza responsabili e partecipi nella dimensione individuale e collettiva».

 Rigenerare significa difendere ciò che va salvato

«Salvare la biodiversità è l’unica strada per affrontare la crisi ambientale e sociale che stiamo attraversando – sostiene Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia –. Nel corso dei secoli, in ogni angolo del pianeta, generazioni di contadini si sono adattate alle condizioni peculiari dei diversi ecosistemi e territori, selezionando i semi migliori e le razze animali più rustiche, escogitando sistemi per coltivare su pendii scoscesi o nelle terre più aride, preservando il bene più prezioso a nostra disposizione: la fertilità del suolo. Questo bagaglio di saperi, insieme alla capacità di innovazione di generazioni sempre più sensibili al rispetto per la terra, può consentirci ancora oggi di rigenerare la biodiversità a ogni livello: dai microrganismi del suolo agli insetti impollinatori fino alla ricchezza e complessità dei paesaggi».

Parole che ci ispirano

A Parco Dora, durante i cinque giorni di Terra Madre parliamo, tra i vari temi, anche di rigenerazione delle relazioni, delle città e di diritti e uguaglianze grazie agli esperti che intervengono a Conferenze e incontri. Tra questi Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, ricopre la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova; Elena Granata, docente associata di Urbanistica al Politecnico di Milano, autrice del volume Biodivercity, città aperte, creative e sostenibili che cambiano il mondo per la collana Terrafutura di Slow Food Editore (2019), di cui riportiamo qui sotto alcune parole sui temi che più li contraddistinguono; Raj Patel, economista britannico, attivista e studioso della crisi alimentare mondiale, autore insieme a Rupa Marya, di Inflamed: Deep Medicine and the Anatomy of Injustice.

Difendere la biodiversità è la strada per la pace, Telmo Pievani

«Dobbiamo modificare profondamente e rapidamente i nostri modelli di sviluppo e di consumo delle risorse, la cui contesa da sempre è causa di conflitti e guerre. Questi mesi, nei quali assistiamo a un conflitto vicino come mai ci era capitato in questo millennio, possono servirci per capire che non possiamo più rimandare il cambiamento di quei modelli. Più aspettiamo e più caramente ne pagheremo le conseguenze: difendere la biodiversità, interrompere la deforestazione, eliminare gli sprechi e passare velocemente a risorse rinnovabili è la strada per la pace, perché sono proprio le risorse finite quelle che scateneranno appetiti crescenti e genereranno conflitti sempre più tragici. Oggi la specie umana possiede armi così sofisticate e potenti che il loro uso può porre fine al nostro percorso evolutivo. Nessuno può illudersi di vincere una guerra, nel 2022. Tutte le guerre sono guerre perse. Come la schiavitù e altre infamie che non erano affatto scritte nell’ordine naturale delle cose, anche la guerra deve diventare un tabù». 

Le città che cambiano. Modelli di rigenerazione, Elena Granata

«Per troppi anni abbiamo costruito le città convinti che dovessimo partire dagli spazi dove si abita, cioè dalle case e dagli appartamenti; ci siamo occupati di metrature, di superfici e di ampiezza delle abitazioni. Oggi ci appare evidente che tutto questo non è sufficiente: le persone cercano il senso delle proprie vite, le relazioni, il senso di comunità, cose che si trovano fuori dalla propria casa. È per questo motivo che oggi è il momento di ripensare alle nostre città, rovesciando la prospettiva a cui siamo abituati e partendo dallo spazio pubblico, anziché da quello privato. Ecco quindi che rigenerare le città non ha a che vedere con edifici da costruire, monumenti da innalzare o stabili da ristrutturare. Rigenerare la città ha a che fare con la vita e la vitalità delle persone che ci abitano, con la salute, con la sostenibilità delle economie, dei trasporti, e anche con la filiera del cibo. Proprio sotto quest’ultimo aspetto, si tratta di far dialogare le città con le campagne, riportare la produzione alimentare nei luoghi in cui avviene il consumo, favorire l’agricoltura di prossimità». Rigenerare le città, conclude Granata, significa anche «smettere di ragionare in modo settoriale in risposta ai problemi delle città. Pensiamo, ad esempio, alla mobilità sostenibile: è lodevole che si costruiscano piste ciclabili, ma se vengono fatte in cemento invece che in terra battuta allora siamo punto e a capo, perché consumiamo suolo e deturpiamo l’ambiente». 

Diritti e uguaglianza. Il ruolo di ciascuno di noi, Raj Patel

«I frutti della rigenerazione non nasceranno dalle menti degli esperti, ma saranno il risultato del consenso democratico in un contesto di garanzie di diritti e uguaglianza. La rigenerazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e della rete della vita richiedono la rigenerazione simultanea delle nostre capacità di impegnarci e di confrontarci in modo costruttivo gli uni con gli altri. Questo vale anche nel sistema alimentare, dove i cittadini devono smettere di pensare di essere soltanto consumatori: la pandemia di Covid-19 ha rivelato le ingiustizie dell’attuale sistema e le ha esacerbate ma, in particolare nel Sud del mondo, sono nate forme di organizzazione che hanno come capisaldi la cura di ciò che ci sta attorno e la consapevolezza dei problemi generati dal capitalismo. È l’uguaglianza – etnica, di casta, di genere – la chiave del futuro, ma sta a noi il compito di scegliere di perseguire questa visione e non un’altra».